IL MERAVIGLIOSO MONDO DELLE API

Quello dell’apicoltore è un mestiere antichissimo. La più antica raffigurazione dell’uomo intento a carpire il miele dall’ape risale circa a 9.000 anni fa (mesolitico), in una grotta a Valencia, in Spagna. Il miele è citato nella Bibbia, nel Corano, nel Talmud, era apprezzato da Romani, Greci ed Egizi. Già 5.000 anni fa nell’antico Egitto le api erano allevate in arnie di argilla o altro materiale e il nomadismo praticato lungo il corso del Nilo, era un’attività comune. Oggi l’apicoltura è praticata in quasi tutto il mondo. In Italia e in Calabria è un’attività molto diffusa sia come hobby o per l’autoconsumo, sia come attività produttiva imprenditoriale.

Le protagoniste indiscusse di questo mondo sono le api, uno degli animali più straordinari in quanto ad organizzazione sociale.

LA VITA DELLA COLONIA

Le api producono il miele in primavera ed estate, per poi utilizzarlo come alimento durante l’anno. Con lo stesso fine immagazzinano il polline, mentre per esigenze “costruttive” producono cera e immagazzinano propoli, inoltre, producono la pappa reale per nutrire la regina. 

Le api vivono in colonie all’interno dell’alveare, detto arnia quando è costruito dall’uomo. L’arnia è una casetta di legno di dimensioni variabili nella quale l’apicoltore alloggia i telaini con i fogli cerei, i quali costituiscono la parete prefabbricata su cui le api costruiscono poi le famose cellette esagonali. Una volta costruite le cellette il telaino viene detto favo. Un favo può essere usato dalle api per deporre le uova (covata) da cui nascono le nuove api, un altro per contenere miele e polline, oppure anche sullo stesso favo, una porzione può ospitare la covata e un’altra le scorte alimentari. Nell’arnia vi è quindi un mix di elementi e attività molto diversi, di fatto è il cuore della colonia. Dato che nell’arnia, e spesso sullo stesso favo, coesistono miele, covata e polline, e dal momento che sarebbe impossibile raccogliere il miele senza danneggiare la covata, con uno stratagemma l’apicoltore crea una seconda zona dedicata esclusivamente al miele, il mielaio appunto: per far si che nel mielaio ci sia solo ed esclusivamente miele, l’apicoltore posiziona una griglia metallica con delle maglie di misura specifica tra il piano inferiore e il piano superiore, in modo da consentire solo il passaggio delle api operaie ma non quello dell’ape regina, che è più grande.

L’APE REGINA

L’ape regina è un’ape straordinaria. È più grande di tutte le altre api ed è anche più longeva. Infatti, se un’ape operaria vive in media dai 40 ai 60 giorni (ma esistono casi in cui arrivano a 150 giorni), l’ape regina può vivere anche 4 o 5 anni! La regina è un’ape che è stata nutrita per tutta la vita con la pappa reale, ricchissima di proteine, e in virtù di questo sviluppa caratteristiche fisiche e metaboliche superiori a tutte le altre api, che si nutrono di pappa reale solo per i primi tre giorni, mentre poi mangiano solo polline, nettare e miele. La regina è l’unica ape in grado di deporre le uova, quindi è colei che garantisce la riproduzione, ovvero la sopravvivenza (e la crescita) della colonia. Dalle uova fecondate nascono le api operaie, dalle uova non fecondate nascono i fuchi, i maschi delle api. Esistono delle condizioni ben precise e dei segreti, che l’apicoltore conosce bene, affinché il lavoro della regina possa continuare e garantire la sopravvivenza della colonia. 

LE API OPERAIE

Accanto alla regina ci sono le api operarie e i fuchi. Questi ultimi sono i maschi delle api, che hanno il solo compito di fecondare la regina e poi muoiono. Le api operaie invece sono quelle che si occupano di tutti gli altri compiti della colonia. A seconda della sua età e della sua salute, un’ape ha diversi compiti.

– 1-2 giorni: nei primi due giorni di vita la giovane ape pulisce le celle vuote e le riveste di propoli, in modo che possano ospitare un nuovo uovo.

– 3-5 giorni: dal terzo al quinto giorno l’ape diventa nutrice, e il suo compito è accudire e nutrire le larve più grandi (con più di tre giorni) con miele e polline.

– 6-12 giorni: dal sesto giorno l’ape sviluppa le ghiandole per produrre la pappa reale, e a questo punto può occuparsi anche di nutrire le larve più piccole (con meno di tre giorni) con la pappa reale. Fino al dodicesimo giorno può occuparsi anche di accudire la regina o di aiutare ad immagazzinare polline e miele.

– 13-21 giorni: dopo circa due settimane di vita l’ape sviluppa anche la capacità di produrre cera, passa quindi dalle mansioni di cura della covata a quelle di costruzione del favo. Alcune api invece in questo periodo si specializzano nella rimozione delle larve morte, compito essenziale ai fini igienici per evitare infezioni da decomposizione. Sempre in questo periodo l’ape effettua i primi brevi voli di ricognizione davanti all’arnia. Altro compito che le api assumono verso la fine di questo periodo è quello della sorveglianza, diventando api guardiane e sacrificando la propria vita per proteggere la colonia, se necessario.

– 22- fine vita: dopo circa tre settimane l’ape diventa bottinatrice, cioè ha il compito di raccogliere nettare, polline, propoli e acqua e di trasportarli fino all’alveare. Un’ape bottinatrice può percorrere fino a 3 km  di distanza dall’arnia per cercare provviste, viaggiando a 20 Km/h, e in un giorno può visitare anche fino a 3.000 fiori!

API E BIODIVERSITÀ

Le api sono fondamentali per la biodiversità del nostro pianeta. Visitando migliaia di fiori al giorno contribuiscono in maniera sostanziale all’impollinazione, ovvero alla nascita dei frutti e quindi alla riproduzione delle piante. Per questo si fa sempre riferimento ai rischi per la biodiversità quando si parla dei pericoli che corrono le api come specie nel loro insieme. È stato scientificamente dimostrato che laddove le api non esistono più o sono in numero estremamente ridotto, l’agricoltura ne risente in modo pesante, e ancor di più va in declino la biodiversità naturale, con specie vegetali che scompaiono e piante che non producono più frutti. Di contro, si è visto che nelle are dove l’apicoltura è sviluppata e le api sono sane, la biodiversità aumenta e anche l’agricoltura ne giova.

Per questi motivi è importante proteggere le api e fare il possibile affinché questi straordinari animali continuino a vivere in mezzo a noi!